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GEORGE PHILIPP TELEMANN


VI Nouvelles Sonatines
Amburgo 1730/1731



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Allegro - Sonata in Mi Minore


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Contenuto dell'opera

VI Nouvelles Sonatines
Amburgo 1730/1731

 


Registrazione effettuata
  Ensemble L'Apothéose

Enrico Di Felice
traversiere
(Eugene Krijnen 1994 – after A.Grenser)


Daniele Bovo violoncello
Francesco Bianco clavicembalo


 
   



Presentazione dell'opera
Nella sterminata produzione di musica strumentale di Telemann, la parte destinata al traversiere, assai cospicua, è di rilevanza fondamentale all’interno dell’intero repertorio flautistico settecentesco.

Autore di indiscutibile eclettismo, tra il 1728 e il 1734, diede alle stampe diverse raccolte di sonate dedicate al flauto con intenti assai diversi tra loro. Le Sonate Metodiche, pubblicate in due volumi negli anni 1728 e 1734, rappresentano un eccezionale connubio tra creatività e tradizione nel più autentico stile tedesco, mentre le Sei Partite de La Petite Musique de Chambre (1728) rappresentano un elegante omaggio allo stile francese. Nelle sonate flautistiche pubblicate nel Der Getreue Musik-Meister (1728/29) il traverso si esprime con un idioma corelliano mentre le 12 Fantasies à traversière sans basse (1732/33) sono da considerarsi un autentico compendio degli stili musicali più in voga in quegli anni.

Le Nouvelles Sonatines
Tra queste opere, tutte assai apprezzate oggi come al tempo della loro prima pubblicazione, videro la luce anche le Nouvelles Sonatines pubblicate ad Amburgo nel 1730/31. Questa raccolta, che consta di sei sonate con accompagnamento di continuo, è rimasta fino ad oggi inesplorata perché la parte del basso è andata persa.

Destinazione strumentale
La destinazione strumentale di tale pubblicazione è assai articolata e un po’ controversa: il frontespizio indica che le sonate 1, 3, 4 e 6 possono essere eseguite sia col traverso sia col violino, mentre le sonate 2 e 5 sono “adattate” per l’esecuzione al flauto dolce, ma potrebbero essere eseguite anche dal fagotto o dal violoncello. All’epoca di Telemann l’interscambiabilità tra gli strumenti era prassi molto comune e garantiva un buon successo a livello commerciale perché, come è facile immaginare, al di là delle migliori intenzioni del compositore, potersi rivolgere a strumentisti diversi garantiva maggiori vendite. Lo scambio tra flauto traverso e violino era assai frequente, mentre ben più raramente si aveva la possibilità di scelta tra strumenti della tessitura acuta e quelli gravi. Se la partitura completa fosse sopravvissuta fino ad oggi, forse avremmo potuto capire meglio la destinazione strumentale più appropriata delle sonate 2 e 5, ma, di sicuro, l’adattamento a cui si fa riferimento nel frontespizio ci fa supporre che tali sonate fossero state, in precedenza, concepite diversamente.

Lo stile compositivo
Sul piano strettamente compositivo, nelle Nouvelles Sonatines non si può rintracciare una trama stilistica unitaria o un percorso “metodico” simile a quello presente nelle opere telemanniane in cui si pone maggiore attenzione all’intento didattico. Non è peraltro possibile comprendere a fondo quale significato Telemann volesse dare alla denominazione di “sonatines”. Le composizioni che fanno parte della raccolta hanno dimensioni che possiamo definire standard sia per l’epoca sia per le abitudini dello stesso compositore e, anche sotto il profilo delle difficoltà esecutive, non ci troviamo di fronte a brani tecnicamente semplici e destinati, quindi, a strumentisti dilettanti. Sembra più interessante ed appropriata la parola “nouvelles” perché, non sempre, ma spesso, le sonate incluse in questa raccolta rappresentano una incursione di Telemann in un “territorio” musicale più moderno che darà poi vita allo stile galante.

Non mancano, talvolta, i riferimenti allo stile italiano meno innovativo, ma consolidato, istintivo e di sicuro effetto (nella Sonatina I) o al tardo gusto francese rappresentato con esiti espressivi straordinari nella Sonatina VI, ma sono più interessanti e significativi i momenti più carichi di affetti e inclini a nuove esigenze di espressione, riscontrabili in tutti i movimenti cantabili, e quelli bizzarri e influenzati da certo repertorio popolaresco presenti nelle Sonatine III e IV.

Un discorso diverso meritano le Sonatine II e V che non sfoggiano un’ispirazione così nuova e personale, al contrario, ci troviamo di fronte a brani di pregevole fattura, gradevoli, ma di maniera, nei quali traspaiono qua e là le impronte vivaldiane. Tutto questo lascia spazio all’ipotesi, già espressa in precedenza, che tali opere siano state pensate ben prima del 1730 e solo “adattate” per essere incluse nelle Nouvelles Sonatines.

Si tratta, in sintesi, di una raccolta forse poco omogenea, ma estremamente esemplificativa dello straordinario eclettismo di Telemann in un’alternanza, ben calibrata, tra tradizione e innovazione.

La parte del basso
L’assenza della parte del basso continuo non deve rappresentare un limite alla riproposta, oggi, di questa raccolta. Vi sono, infatti, tantissimi modelli a cui appigliarsi per comporre una nuova parte di continuo avvicinandoci con buona approssimazione, ma senza peraltro minimamente tentare di eguagliare la cifra creativa telemanniana, a quello che poteva essere l’accompagnamento originario.

Enrico Di Felice